Ischia, il mito
Nei campi Flegrei si sviluppò la battaglia tra famiglie nobili dei giganti, i quali furono a un punto per
rovesciare Giove dall'Olimpo.
Erano i giganti, favolosi uomini colossali, appaltatori di delitti.
Ogni anno questi giganti solevano offrire alle divinità sacrifici di agnelli e torelli.
Un anno diedero ascolto a Tifeo, uno dei più valorosi giganti, e decisero di non seguire più questa usanza.
Giove, allora, decise di vendicarsi.
Tornò l'autunno, Giove adirato cominciò a far piovere poco.
Questo continuò per anni interi. I giganti persero la pazienza e decisero di vendicarsi:
avrebbero scalato l'Olimpo e cacciato Giove. Essi raccolsero i monti posti in giro e li sovrapposero
fino a toccare la soglia del Dio.
L'opera durò tutta la notte, solo allo spuntare dell'alba si accinsero all'assalto.
Giove né fu informato e subito chiamò Elettra la quale con i suoi giavellotti, dopo poco, rese
esamini gli assaltatori.
Giove sentenziò: " Quelli che tireranno fiato siano distesi nello specchio d'acqua chiuso dinanzi
a Cuma e sopra ciascuno sia riversato un pezzo dei monti accatastati".
Per tal modo vennero fuori le festose isole che fanno bel mare Partenopeo: Ischia, Procida, Capri,
Ventotene e Ponza.
Ad Ischia capitò Tifeo il più insofferente tra i suoi colleghi sciagurati.
Di tanto in tanto, preso dall'ira si agitava e dalla bocca fuoriusciva una bava rossastra
la quale poi, consolidandosi offrì quei molteplici monti che tanta bellezza danno ora all'isola.
Le sue lacrime per volere di Venere, acquistarono virtù e furono raccolte nelle vasche termali di Ischia,
Casamicciola, Lacco Ameno, Forio e Maronti.





